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01. Ironica Bar

In una città frenetica come Milano, in cui tutto sembra correre troppo velocemente, noi ci siamo fermati da Ironica.

 

Fondato da Elettra e Veronica, questo wine bar vuole esplorare sapori lucani, portando i colori del sud nel grigiore milanese, senza però cadere nel folclore. Ogni elemento in questo locale parte da una profonda ricerca di far emergere piccole realtà della Basilicata, tra produttori di vino e distillati alla semplice spuma in bottiglia.

 

Ironico pensare al coraggio che hanno avuto queste due ragazze, che stufe di rincorrere una vita che non le apparteneva più, sono ripartite da loro stesse.

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Ciao ragazze, innanzitutto vorremmo che ci raccontiate un po’ di voi…

Veronica: Diciamo che a livello caratteriale e personale siamo agli antipodi e credo che questa combinazione ci sia servita parecchio nel lavoro, soprattutto in questa nuova avventura. Io sono la parte più razionale delle due, quindi sicuramente prima di prendere questa decisione ci avrei riflettuto parecchio, invece Elettra è stata più impulsiva in questo, come sempre e forse senza di lei oggi non saremmo qua.

 

Elettra: Mi ritengo una persona abbastanza positiva, nell’affrontare varie situazioni e decisioni, anche grazie a Veronica perché forse prima ero un po' più negativa su determinati aspetti, soprattutto per il lavoro che facevo. Ero molto determinata e ambiziosa perché volevo raggiungere un certo livello professionale e non mi accontentavo.

Lavoravo come video designer, ma

sentivo che mi mancava il contatto con le persone e dato che sono impulsiva di natura, mi sono lasciata guidare da questa sensazione e ho deciso di affrontare questo cambiamento.

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Come nasce questo progetto, c’era già un’idea nell’aria o è stato frutto di un impulso?

Elettra: Sicuramente non è stata una decisione partorita dall’oggi al domani, anzi è stato un percorso abbastanza lungo se vogliamo. Ho sofferto molto ad abbandonare il mio lavoro, non è mai facile lasciare una carriera che ti piace e che ti ha dato tanto, ma al contempo mi faceva anche soffrire, quindi è stata la scelta giusta.

 

Siamo andate a New York per un paio di mesi da mio cugino, perché l’idea iniziale era di allontanarsi dal’Italia. Era la città dei miei sogni e mi sono detta facciamo una prova, vediamo come va. Dopo un po’ ci siamo rese conto che le spese per riuscire ad aprire un’attività erano insostenibili, senza contare le procedure eterne per ottenere tutti i visti.

Di conseguenza siamo ritornate in Italia e ho deciso di prendermi un anno per riflettere, mi sono iscritta ad un corso per sommelier, mentre Veronica ha continuato il suo lavoro come graphic designer.

Subito dopo il corso ho iniziato a lavorare in sala, per capire come funzionava questo lavoro, prima di aprire un’attività mi sembrava una scelta necessaria.

 

Nel frattempo abbiamo fatto qualche viaggio in Toscana per capire se potesse esserci anche lì uno spazio per noi. Abbiamo girato fra Lucca e Pietrasanta, ma la soluzione ce l’avevamo davanti agli occhi ed era Milano, è sempre stata Milano.

Fu anche naturale la scelta del format, perché essendo io lucana ho voluto portare qua i prodotti della mia terra e l’idea del bar nacque in una settimana, così come la scelta della location.

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Ci raccontate come è nata la scelta dell’interior del locale? È un progetto che avete seguito interamente voi o vi siete confrontate con professionisti per definire lo stile e l’atmosfera?

Elettra: Siamo state fortunate perché i proprietari sono degli architetti e ci hanno dato una mano nel restauro. Poi col fatto che il quartiere doveva essere rivalutato, l’apertura di un Wine Bar cadeva ad hoc.

 

Per l’arredamento abbiamo tirato dentro nel progetto questa ragazza lucana che ci ha curato tutto il design. Ovviamente le abbiamo dato delle linee guida, come ad esempio l’inserimento di alcuni elementi d’acciaio e sulla scelta dei colori perchè volevamo qualcosa di caldo, più accogliente e che si distaccasse un po’ dalle mode di adesso dove è tutto troppo asettico.

A noi piaceva il contrasto tra il vecchio e il nuovo, quindi abbiamo lasciato integri il pavimento originale e le due pareti lunghe cementate contrastate dalle due più corte colorate che riprendono un po’ i toni caldi delle piastrelle.

Veronica: 

Volevamo un locale da costruire da zero, ma che comunque avesse un minimo di identità. Questa è stata la seconda location che abbiamo visto ed è stato un imprinting immediato.

Da cosa nasce IRONICA?

Veronica: In realtà il nome è nato una sera con dei giochi di parole provando ad unire i nostri nomi ed è venuto fuori IRONICA, molto semplicemente. Ci piaceva perché era un nome nuovo, era corto quindi anche facile da ricordare ed era femminile. Ci è piaciuto proprio perché non è stato un nome super ragionato, era più un flusso di pensieri del momento che poi racchiude noi, ci rappresenta.

Mi vorrei agganciare al tema femminilità perché in una società dove sono spesso gli uomini ad avviare attività nel campo della ristorazione, come vi fa sentire ad essere invece due donne a capo di un wine bar?

Elettra: Sicuramente è motivo di orgoglio per noi, spesso la gente non capisce che il locale è gestito da due donne e sui social quando ci contattano si rivolgono al maschile.

Anche il settore vinicolo è gestito principalmente da uomini e soprattutto all’inizio con i distributori c’è stata un po’ una lotta di affermazione, mentre adesso abbiamo trovato una quadra e le persone con le quali collaboriamo sono molto disponibili. 

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Paradossalmente il fatto di essere due donne ci ha fatto guadagnare anche quell’occhio di riguardo in più.

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Che tipo di selezione avete per i vini e chi sono i vostri fornitori?

Elettra: Abbiamo una selezione perlopiù lucana, ovviamente per rimanere coerenti con la nostra identità, e ci riforniamo da diverse cantine della Basilicata.

Per quanto riguarda la selezione dei vini naturali e bio dinamici, ci affidiamo ad un distributore brianzolo, That’s Wine, che ci aiuta per questo tipo di assortimento.


Veronica: Siamo propense a scoprire piccole realtà, perché è tanto facile servirsi di grandi distributori, ma è molto più soddisfacente scoprire la nicchia di questa filiera e valorizzarne i prodotti.

Come accompagnamento ai vostri vini avete una selezione food che rispecchia un po’ la tradizione lucana, dal peperone crusco alla strazzata. Vi rifornite direttamente da dei produttori della Basilicata o avete trovato realtà in Lombardia che producono questi alimenti?

Elettra: per il food ci affidiamo a due distributori lucani che si occupando della ricerca di piccoli produttori in tutta la regione. Quindi sì, i nostri prodotti derivano tutti da giù e cambiano spesso, in base alla stagionalità e alle disponibilità della terra.

 

Veronica: Una cosa che vorremmo fare ad agosto, con la chiusura estiva del locale, sarebbe andare a conoscere tutti questi produttori, perché purtroppo ora dovendo gestire il locale, essendo solo in due non abbiamo tempo materiale a sufficienza data anche la lontananza.

Però c’è questa volontà e questa necessità da parte nostra perché è un processo naturale e fondamentale nel nostro lavoro, soprattutto per la ricerca di nuove cantine e nuovi fornitori.

Qual è il prodotto che non potrebbe mai mancare nel vostro locale, al di là del vino?

Elettra: Sicuramente il Peperone Crusco e la Strazzata. Perché sono gli elementi che non hanno stagionalità e che urlano di più i sapori della mia terra, sono l’emblema dello slow food lucano.

Tra l’altro prima di aprire il locale ho subito pensato “devo avere la Strazzata nel menù” perché è proprio un pane tipico che fanno in un paese vicino a Potenza e mi rappresenta. Come anche forse le Olive di Ferrandina e i taralli chiamati proprio “Ossi di Morto” che sono proprio di quella località e non potrebbero mai mancare.

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Ritornando sul tema vini, hai notato curiosità da parte dei clienti nel chiederti magari un vino piuttosto che un altro e di spiegarli?

Elettra: Assolutamente, i nostri clienti sono super curiosi sui vini della Basilicata in generale, perché in altri wine bar è veramente difficile trovarli, forse trovi un Aglianico.

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Purtroppo sono prodotti che, a me spiace dirlo, sono un po' messi da parte, sono vini poveri, anche i rossi non hanno prezzi alti. Purtroppo, sono buoni prodottoi ma ancora non sono al livello dei vini piemontesi. Tuttavia chi viene da noi è super curioso di assaggiarli, come di assaggiare anche i bianchi. Il terroir che c'è, è vulcanico le persone forse non sono a conoscenza che c'era un vulcano in Basilicata, quindi sono interessati alla storia e si affidano a te che li consigli.

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Abbiamo adottato la scelta di non avere la mescita sul menu, e quindi siamo noi ad andare a spiegare i vini, in primis perché mi piace esporre, poi perché cambiamo spesso vino, anche da un giorno all'altro, soprattutto per un fattore etico di sprechi, perché avevamo constatato che mettendo il calice in menu, buttavamo molte bottiglie, mentre da quando abbiamo scelto questa soluzione è più bello perché ti relazioni, spieghi, e poi è una scelta sostenibile.

Passiamo ora a due domande un po' più astratte..

Veronica: Per me personalmente, il fatto di iniziare questa esperienza può essere un po' associato alla luce, perché alla fine se penso alla vita professionale, non che sia marginale, però era arrivata ad un punto morto, solita routine, le solite cose, e il fatto di aver avuto questo switch improvviso, per me è stato un modo per dire ok, procedo quindi l'associo alla luce.


Elettra: Sicuramente anche io farei questo tipo di associazione, perché ero davvero satura di tutto e questa nuova avventura mi ha restituito la carica di andare avanti ed esserci riuscite in poco tempo... sì è azzeccata la parola luce, positività ecco.

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Invece se vi dico crudo?

Se vi dico luce a cosa pensate?

Veronica: A me vengono tutte associazioni inerenti al cibo, direi così di getto le fave di cacao.


Elettra: Io invece ho fatto più l’associazione nudo e crudo.

Di fatto quando ti metti al bancone sei esposta con il pubblico e vedono la parte più vulnerabile, più vera di te.

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