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05. La latteria

Passeggiando in zona Tortona a Milano ci siamo ritrovati davanti ad un piccolo bar in via Stendhal, “La Latteria”, che di fatto ne conserva solo il nome.

 

Entrando si rivela come una piccola realtà genuina, proprio come il suo titolare Alberto, dove spirito di comunità e autenticità ne sono i capisaldi.

La latteria non ha la pretesa di essere un bar modaiolo o epicentro della movida milanese, ma nella sua semplicità vuole rimanere un locale di quartiere, dove potersi rilassare dopo una giornata stressante con amici e colleghi o dove poter intraprendere nuove conoscenze proprio come un tempo.

 

È proprio questo spirito, dal sapore un po’ vintage se vogliamo, che risveglia in noi quella voglia ormai assopita di creare dei legami reali e concreti, dove non c’è spazio per lo scroll compulsivo e i like, e di metterci in gioco con un semplice “ciao”.

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Ciao Alberto, parlaci un po' di te, chi sei e qual è il tuo background? 

Arrivo dal mondo della grafica in realtà, ero un freelance e lavoravo per vari studi, sono incappato nella ristorazione per puro caso.

 

È iniziato tutto durante il Covid, dove c'è stato un calo del lavoro e quindi mi sono ritrovato a provare a dare una mano ad un amico che aveva questo bar: La Latteria. 

Mi è piaciuto molto lavorare a contatto con le persone, non me l’aspettavo, poi per una serie di motivi ho abbandonato quello che era il mio lavoro e sono rimasto qui. 

 

Da poco io e il mio socio abbiamo preso in gestione il locale, perché il precedente proprietario, che era anche nostro amico, è venuto a mancare dopo una lunga malattia. Inizialmente abbiamo cercato di portare avanti il progetto, ma poi abbiamo dovuto decidere che cosa fare e visto che eravamo affezionati entrambi a questo posto, abbiamo deciso di metterci l'anima, prenderlo e cercare di farlo crescere.

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Come vi siete approcciati da clienti a questo posto e come si è evoluta l’estetica? 

Conoscevo questo locale perché lavoravo qua vicino e venivamo spesso a bere una birretta con i colleghi. Mi ero appena trasferito a Milano per cui in realtà oltre al mio studio era l'altro posto dove avevo iniziato a conoscere molte persone. Si creavano delle belle situazioni, in cui nascevano interazioni sociali di diverso tipo, c’era proprio uno scambio, si riusciva a fare amicizia ed era quel tipo di legame vero che resiste nel tempo, non sembrava neanche di essere a Milano. 

Per cui diciamo che una delle spinte che ci ha anche convinti a portare avanti questo progetto è stato: cercare di mantenere questo concetto vivo e non far morire questo posto.

Ad agosto poi abbiamo fatto qualche lavoro dando una rinfrescata al locale, abbiamo cambiato i colori senza di fatto cambiare il concept originale del locale. 

 

La scelta dei colori è avvenuta seguendo il mio gusto personale, il crema e il granata mi sono sempre piaciuti e se penso ad una latteria, oltre ai classici colori, mi viene in mente questo abbinamento. Poi tutto l’arredamento, comprese le mensole, sono di recupero, tutto riverniciato e incastrato ad hoc per il locale.

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Vi chiamate “La Latteria”, un nome che richiama un immaginario preciso, perché avete deciso di mantenerlo?

Appena aperta, era effettivamente una vecchia latteria, quindi una piccola bottega di quartiere dove principalmente si vendeva il latte, ma anche le uova, salumi e i formaggi, un piccolo alimentari. 

 

Chiaramente con l’avvento dei supermercati si è evoluta diventando uno di quei bar da pausa pranzo e ritrovo dopo il lavoro. Anche la posizione ha inciso, essendo circondati da uffici, è stata una scelta logica.

Siamo diventati di fatto una tavola fredda. 

Non avendo la cucina ci appoggiamo a dei servizi di catering e possiamo offrire sia primi che secondi, mentre panini, piadine, toast, focacce e insalate le facciamo noi, abbiamo infatti una buona selezione di affettati che vengono principalmente dal piacentino.

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Tornando alla domanda, mi piaceva l’idea di non cambiare il nome un po’ per una questione affettiva e poi per il concept del locale che volevo rimanesse lo stesso, avvertire le stesse sensazioni  che mi fecero innamorare di questo posto.

Per quanto riguarda la sera invece, oltre all'aperitivo proponete anche delle serate a tema?

Tendenzialmente sì, cerchiamo di organizzare anche delle attività, stiamo tentando di creare anche una programmazione. L'anno scorso abbiamo fatto un test che ha funzionato abbastanza bene, organizzando una lettura dei tarocchi e l'aperitivo filosofico, entrambe le serate sono andate molto bene e vorremmo replicare ancora quest’anno. 

 

Da gennaio ricominceremo con questo format, poi vogliamo incrementare anche il discorso della musica, introducendo almeno una volta al mese una serata con DJ set e anche della musica dal vivo in acustico.

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Cosa ti sei portato dietro della tua vecchia professione?

Sicuramente la sensibilità nella scelta cromatica, anche per tavolini e sedie, nessun colore deve ripetersi all’interno dello stesso blocco né stare vicino l’un l’altro, ci deve sempre essere un bilanciamento.

 

Anche l’ordine dell’impiattamento, come a seguire quasi una griglia, quindi sì direi forse la composizione visiva.

 

Poi tutta la grafica dei biglietti da visita e il logo ovviamente li ho fatti io, sicuramente ho in mente di espandere tutta la parte di gadget perché comunque è una parte di me, ma senza esagerare.

Come immagini l'evoluzione della Latteria?

In realtà cambierei ben poco, nel senso che vorremmo che rimanesse comunque un ambiente piuttosto informale, molto familiare. 

 

Si spera anche abbastanza popolare, vorremmo infatti cercare di mantenere dei prezzi che siano umani  e di non sovra prezzare nulla, chiaramente ci sono dei costi da sostenere, lo vediamo anche noi, però vorremmo riuscire a mantenere la nostra identità di bar di quartiere, dove la gente possa venire in tranquillità e creare connessioni.

Un posto autentico, proprio come quando lo frequentavo io.

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